Solidarietà al sindaco di Favara. Volevano rapirgli il figlio
Il sindaco di Casteltermini, Nuccio Sapia, rivolge la sua solidarietà al collega primo cittadino di Favara, Domenico Russello.
“La notizia di un piano per sequestrare il figlio del collega Russello mi ha lasciato non solo sconcertato ma anche profondamente addolorato. Simili notizie non possono che fare riflettere non solo sulla presenza di menti criminali, ma anche su attacchi a gente, come il sindaco Russello, che svolgono alacremente il loro lavoro e che, messi al centro dell’attenzione, per via dell’incarico di responsabilità che ricoprono, devono anche subire anche tali minacce. Io, insieme con i miei colleghi amministratori, sono vicino al sindaco Russello e alla sua famiglia”. Leggi tutto
A Casteltermini largo agli “operatori di strada”
“Dipende da te”, si chiama così il progetto, partito a Casteltermini nel dicembre scorso e coordinato dai cosiddetti “operatori di strada”. Al centro vi sono i giovani, dagli adolescenti delle medie, fino alle matricole universitarie, che, da quasi due mesi a questa parte, hanno la possibilità di aggregarsi, confrontarsi e partecipare a una serie di laboratori, il tutto con il supporto di un’equipe giovane e dinamica, che è parte del distretto sanitario D4. Una psicologa, la dottoressa Eva Militello – che coordina il team - due educatrici e quattro volontari gestiscono il progetto, che è attivo mercoledì, giovedì e venerdì, dalle 19 alle 23, in via Roma 50. Leggi tutto
Chiara e Marianna…chi è stato il Caino?
Se c’è un errore nell’informazione italiana, in quella contemporanea, in particolare, sta nel dovere cercare sempre un Caino d’emergenza, per espiare le gravi colpe che si stanno raccontando. Non esiste disgrazia – omicidio, suicidio, incidente, calamità – per la quale non si debba trovare, nei due minuti, che seguono lo scoop, un presunto colpevole. A che serve parlare, ad esempio, di una giovane donna trovata morta sul greto di un fiume, se, con la diplomazia dei cronisti, non si dice anche che sempre la stessa ragazza tre giorni prima aveva litigato con il fidanzatino? Poco importa, poi, che la vittima sia stata ammazzata da un killer di passaggio, quel che conta è, lì per lì, dare al lettore la possibilità di ricostruire il crimine, a partire da un colpevole, con tanto di dito puntato contro (sempre con il verbo al condizionale, naturalmente). E’ successo anche a me, per carità di fare informazione in questi termini. Leggi tutto
C’era l’amore nel ghetto
Oggi è il giorno della memoria
“Non ho diritto di parlare a nome loro, perché non so se morivano nell’odio o perdonando i loro carnefici. E nessuno ormai lo potrà sapere. Ma ho il dovere di vegliare affinché il ricordo di loro non scompaia. So che bisogna ricordarsi di quelle donne, bambini, uomini vecchi e giovani che sono svaniti nel nulla, assassinati senza ragione e senza senso. So che è necessario serbarne la memoria. [...] L’uomo è riuscito a dominare la Terra perché è riuscito ad abbattere e distruggere ogni ostacolo sulla sua strada. E oggi ancora, in ognuno di noi, è latente l’atavica tendenza a distruggere. Questa inclinazione va domata.
La civiltà e la cultura hanno imposto all’uomo dei limiti, aiutato a contenere quell’inclinazione, insegnato a frenare le pulsioni di conquista e a convivere con gli altri: insomma, hanno reso buoni gli uomini. Ma non è andata sempre così. È accaduto anche che grandi menti e randi talenti si siano messi a servizio di un potere criminale. [...] Bisogna dunque vigilare affinché la cultura coltivi la bontà, e non l’odio. La guerra è finita, e noi ne siamo ancora capaci. Nelle migliori università europee, come la Sorbona, nel più democratico degli stati, come la Francia, si sono potuti formare i più grandi assassini dell’umanità, come Pol Pot. Vuol dire che non insegnamo abbastanza bene, che il sistema educativo è sbagliato. Invero, è tanto più semplice destare l’odio che indurre all’amore. L’odio è facile, l’amore richiede sforzo e sacrificio. [...] Dobbiamo insegnare nelle scuole, negli asili, nelle università che il male è il male, che l’odio è un male e che l’amore è un dovere.”
“Hendusia avrebbe potuto uscire, salvarsi, sopravvivere. Ma non voleva che i bambini avessero paura, che piangessero. E rimase con loro, pur sapendo che cosa sarebbe accaduto. Per senso del dovere o per amore dei bambini? All’epoca era la stessa cosa.”
Da “C’era l’amore nel ghetto” di Marek Edelman, Sellerio editore
Rischio crolli anche a Casteltermini: Sapia si appella al governo regionale
Il sindaco Sapia, anche egli presente alle esequie della piccole Chiara e Marianna Bellavia, lancia un allarme al governo regionale, anche sulla scorta della situazione castelterminese.
“La condizione dei centri agrigentini - dice Sapia - è spesso critica. Non esiste comune in cui non vi siano edifici fatiscenti, case ad alto rischio crollo. Questo si verifica anche a Casteltermini. Fortunatamente la situazione, in termini di sgombero, è sotto controllo. Laddove ci sono case pericolanti abbiamo, subitaneamente e più volte, emesso ordinanze di sgombero, verificando che queste siano eseguite. Tuttavia lo sgombero non basta, perchè, per garantire l’assoluta sicurezza, è necessaria la demolizione di certi edifici. In comuni come quelli agrigentini, però, dove regna la crisi economica e si attuano politiche di risanamento, come è possibile fare questo? Piani di sgombero e di demolizione costano centinaia di migliaia di euro, che, nella maggior parte dei casi, Casteltermini compreso, non sono reperibili nelle casse dei comuni. Quanto accaduto a Favara deve farci riflettere e assumere, immediatamente, delle misure di sicurezza, perchè non si verichino di nuovo tragedie del genere. Due vite sono state perse per sempre e nessuno restituirà al mondo Chiara e Marianna. Drammi del genere non devono accadere mai più, ma le amministrazioni, per operare su questo fronte, a completa tutela dell’incolumità dei cittadini, hanno assoluto bisogno di un intervento del governo regionale, a cui io mi appello in maniera accorata e urgente, certo di avere una pronta risposta, che valga per me e per tutti i comuni interessati a questo tipo di emergenze. Occorre che il governo regionale incoraggi economicamente i piani di verifica, sgombero e demolizione degli edifici fatiscenti e che tutto ciò sia programmato e attuato con procedura urgente”.
Chiara e Marianna non torneranno…
Morire a tre anni, quando ancora non sai cos’è la vita. Morire a 14 quando inizi a distinguere l’esatto colore dei sogni. Morire da vivi, mentre sei impegnato a fare tutt’altro, quando pensi che la morte non possa arrivare mai, anzi quando alla morte non sei ancora “autorizzato” a pensare. E’ successo a Chiara è successo a Marianna. E’ accaduto a una manciata di km da noi, in una mattinata qualunque. Le sorelline stavano facendo colazione, poi sarebbero andate una a scuola, l’altra all’asilo. Con loro il fratellino Giovanni e il suo pigiamino grigio chiaro, gli occhi ancora assonnati, di chi preferirebbe l’influenza alla scuola, almeno di sabato. Leggi tutto
Tragedia a Favara: morte due bimbe per il crollo di una palazzina
La famiglia Bellavia, di Favara, sgretolata come le mura della loro casa. Chiara Pia aveva tre anni, Marianna 11. Sono morte sotto le macerie della palazzina dove vivevano, a Favara, all’alba di questa mattinata. Sono morte “da vive”, impotenti, vedendosi crollare addosso le mura domestiche, che dovrebbero essere il porto più sicuro, ma che che da mesi, forse da anni davano segni di cedimento. Marianna è morta subito, la sorellina durante la corsa inutile e disperata all’ospedale San Giovani di Dio di Agrigento. Leggi tutto
Cambiavano le date di scadenza al prosciutto. Denunciato titolare di supermercato
Un noto supermercato della zona montana dell’agrigentino , affollato, come di consueto, una mattinata come tante, marito e moglie che vanno a fare la spesa. Si avvicinano al banco dei salumi pre-incartati e iniziano a scegliere. Pensano di comprare del buon prosciutto italiano. Non fosse che, a un certo punto, la coppia rimane colpita da un particolare. Uno degli impiegati del grosso supermercato sta maneggiando in tutta fretta le confezioni. I coniugi sono incuriositi, si avvicinano e si accorgono che l’impiegato non sta sistemando i prosciutti, ma sta cambiandone le etichette, sostituendo – come si legge da una nota dell’Arma - le vecchie date di scadenza, con altre più recenti. Leggi tutto
Giallo coniugi De Marco: oggi i funerali
Si svolgeranno oggi pomeriggio a Casteltermini i funerali di Calogero e Carmelina De Marco, i coniugi trovati morti, una settimana fa, nella loro villetta alla periferia di Casteltermini. Tutte e nessuna ancora le cause della morte. Si attendono, infatti, gli esiti dei rilievi autoptici, effettuati lo scorso martedì all’obitorio di Favara. Forse già a inizio della prossima settimana si saprà qualcosa di più sulla tragica fine della coppia. I cadaveri dei De Marco - lo ricordiamo - sono stati ritrovati dal figlio, nel pomeriggio di venerdì scorso. La morte, però, risalirebbe - stando alle dichiarazioni del medico legale - a 48 ore prima del ritrovamento dei corpi. Il particolare che ha insospettito gli inquirenti e che ancora rimbalza, costantemente, tra i commenti dell’opinione pubblica locale, è il fatto che i due cadaveri siano stati ritrovati nudi. Gli inquierenti non escludono alcuna pista, dall’incidente, fino all’omicidio volontario. Indagano i carabinieri della compagnia di Cammarata, diretti dal capitano Alessandro Trovato e la Procura della Repubblica di Agrigento, con il pm Santo Fornasier. La notizia delle esequie è arrivata alla comunità tramite i tradizionali manifesti funebri, in cui ad annunciare la morte dei coniugi, sono il figlio e la figlia, la nuora e i nipoti.
Così ci si rovina nella mani degli strozzini
Articolo pubblicato da Maristella Panepinto su www.livesicilia.it
Paolo Ferrara è un uomo interrotto da un dolore, lungo quanto gli anni in cui è stato vittima degli strozzini. Della rete di carnefici smagliatam, due giorni fa, ad Agrigento con blitz e arresti. Ha quarantacinque anni e la voce stanca, dalla quale, però, rinasce l’entusiasmo di chi desidera lasciarsi alle spalle un intero libro per cominciare a scriverne uno nuovo. Si è ritrovato nel girone infernale chiamato usura, un cerchio prima largo, ma che poi ha iniziato a stringersi intorno alla vita dell’ex sindaco di Porto Empedocle, fino a togliergli il respiro. “Si comincia per gioco – ci racconta Ferrara. All’inizio tutto sembra facile, gli usurai hanno le facce buone di chi desidera aiutarti, di chi vuole stare dalla tua parte. Ti accolgono come se tu fossi un caro amico di sempre ma poi comincia il dramma”.
Facciamo un passo indietro, perché si è rivolto agli strozzini?
“Era il 2004 e per ragioni politiche e difficoltà ad amministrare mi ero dimesso dalla carica di sindaco di Porto Empedocle. Ero in aspettativa dal lavoro e non vivevo una situazione economicamente facile.









