Il tramonto dell’Università?
Il diritto allo studio sembrava quasi consolidato nel nostro Paese. Una democrazia, tanto ricercata e così esente dalla nostra società, sembrava trovarsi solo nelle porte del sapere. Ma tutto sta andando a rotoli. Riformare l’Università è divenuto sinonimo di tagli inconcepibili, che siano alle casse dei fondi economici o alle gambe di quelle poche persone qualificate che guidano ricerca e studenti. Ed il taglio più grande va proprio a questi ultimi, il loro futuro scema in una nube nera che spazza via quei pochi sogni coltivabili in un Paese, e soprattutto in una regione, dove di terra fertile ce n’è poca.
Non voglio parlare di politica, anche perchè non ne ho le competenze, ma ho sicuramente l’occhio del cittadino che vive il disagio di un Governo che non sembra battersi per i diritti di chi gli ha permesso di trovarsi all’apice del potere. Tra leggi bavaglio e altrettanti bavagli all’istruzione non si può non essere amareggiati.
Per questo, voglio qui riportare una lettera, specchio dei tumulti che per ora attraversano l’Università Italiana, rivolta a studenti e genitori e riposta sul sito dell’Università di Palermo, perchè sono sicura che tra voi lettori ci siano dei figli o dei genitori a cui, in un modo o nell’altro, sta a cuore il futuro dell’Università italiana, che è anche quello di tutti noi.
Lettera Aperta
dei Ricercatori della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo
agli Studenti e alle loro Famiglie
Cari studenti, cari genitori, care famiglie,
l’Università italiana vive una gravissima crisi, ma l’informazione è poca e molto spesso viene manipolata ad arte. Si parla di meritocrazia e di nuove assunzioni, di fannulloni e di sprechi, di baroni e di nepotismo, ma questo governo e quelli precedenti, dietro il pretesto di una riforma, si sono limitati a tagliare drasticamente i finanziamenti all’Università e alla ricerca pubblica. L’attuale governo ha addirittura operato tagli del 20% che colpiscono non solo i docenti ma anche e soprattutto i servizi agli studenti. Quali saranno le conseguenze? Lo scenario è tragico, la manovra comprometterà il futuro delle nuove generazioni, ci avviciniamo al collasso della ricerca, l’università sarà immobilizzata nell’impotenza. In che modo?
UN AUMENTO PROGRESSIVO DELLE TASSE UNIVERSITARIE. Le tasse aumenteranno di circa il 20% già a partire dal prossimo anno accademico, e nei prossimi cinque anni raddoppieranno. Mentre USA, Germania e Francia aumentano le risorse per l’istruzione, l’Italia è il paese europeo che investe di meno nella ricerca e nell’Università (solo lo 0,8% della ricchezza del paese contro una media europea dell’1,4%).
LA RIDUZIONE DEI SERVIZI AGLI STUDENTI. Diminuiranno e quasi scompariranno le borse di studio, le mense, le case dello studente, verranno tagliati molti corsi di laurea e verrà esteso il numero chiuso a tutti i corsi di studio. Solo le famiglie ricche potranno affrontare la scelta di una formazione universitaria di qualità per i propri figli.
LA PERDITA DI MIGLIAIA DI PERSONE QUALIFICATE CHE LAVORANO NELL’UNIVERSITÀ. Troppo spesso la televisione e i giornali danno un’immagine distorta dell’Università. L’Università dei “baroni”, l’Università degli sprechi e dei fannulloni, l’Università degli amici degli amici. Nell’Università, come ovunque, esistono le mele marce, ma fare di ogni erba un fascio è prerogativa di quella informazione tendenziosa che vuole manipolare l’opinione pubblica per demolire l’Università. E perché? Non perché l’Università è l’Università degli sprechi, ma perché l’Università è uno degli ultimi luoghi dove si è liberi di pensare.
Forse non sapete che molti di quelli che chiamate “professori” sono precari, il cui futuro è messo a rischio dai tagli dei finanziamenti all’Università pubblica previsti dal governo già a partire da quest’anno. E forse non sapete che senza il contributo dei precari l’Università non potrebbe garantire la formazione che si è impegnata a dare agli studenti. L’Università attende una riforma, una riforma che punisca i privilegi, le cricche, gli sprechi e incentivi una didattica e una ricerca di qualità. Ma la riforma voluta dal ministro Gelmini non è questa riforma, perché il suo scopo è salvaguardare il potere dei pochi, e di colpire contemporaneamente i più deboli, cioè studenti e ricercatori, precari e non.
PER QUESTE RAGIONI ABBIAMO DECISO DI PROTESTARE
SIAMO RICERCATORI IN LIQUIDAZIONE DI UNA UNIVERSITÀ IN LIQUIDAZIONE. Visto il trattamento che la riforma ci riserva e visto che la legge ce lo consente, abbiamo deciso di smettere di insegnare a partire dal prossimo anno accademico. Abbiamo deciso di attenerci a quello che la legge prevede per il nostro ruolo. Abbiamo deciso di dimostrare a tutti che l’Università rischia il collasso a causa di questi tagli folli e dell’assenza di attenzione nei confronti degli studenti, delle nuove generazioni, di chi dentro l’Università si impegna e lavora ogni giorno con passione e dedizione. Molti colleghi, professori associati e ordinari, stanno aderendo in tutta Italia alla nostra protesta, perché il problema è di tutti, perché con questa politica dissennata l’Italia diventerà molto presto un paese socialmente e culturalmente più povero.
PER QUESTO, CARI STUDENTI, CARI GENITORI, VI CHIEDIAMO DI SOSTENERE LA NOSTRA PROTESTA
IL NOSTRO FUTURO È IL VOSTRO FUTURO!
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1 Commento su Il tramonto dell’Università?
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Scritto da: UNIVERSITARIO il Ven, 16 Lug 2010 alle 07:37
PER QUESTO, CARI STUDENTI, CARI GENITORI, VI CHIEDIAMO DI SOSTENERE LA NOSTRA PROTESTA CONTRO I PARTITI NESSUNO ESCLUSO. FUORIII!
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